Archivio per : Set, 2018

post image

BTP, gli stranieri vendono in massa

BTP, gli stranieri vendono in massa

Negli ultimi due mesi gli stranieri hanno ritirato i loro investimenti nelle obbligazioni italiane. Chi, nel mondo, ha nel suo conto titoli diverse obbligazioni e azioni italiane ha deciso di vendere e liberarsi degli investimenti nostrani a causa della continua, eccessiva, incertezza sull’economia tricolore. Questo vuol dire, in parole povere, che chi non è italiano sta smettendo di credere nel valoro del rendimento BTP e dei titoli del Belpaese e ora cercheremo di capire assieme cosa spaventa gli investitori stranieri e cosa minaccia la stabilità finanziaria del Belpaese.

BTP, di cosa hanno paura gli stranieri

Qual è l’aspetto che più spaventa gli stranieri che decidono di vendere? Sicuramente la grande incertezza politica e finanziaria dell’Italia, con una Legge di Bilancio che fa capolino all’orizzonte e su cui, soprattutto all’estero, ci sono molti dubbi e grandi perplessità, soprattutto in merito a tutte quelle manovre finanziarie che potrebbero venir meno ai vincoli dell’Unione Europea. Ecco perché europei e non preferiscono prima farsi un’idea più precisa sull’incremento eventuale del deficit italiano con cui il governo vorrebbe andare a sostenere la crescita e la povertà. Poi ci sono le agenzie di rating, impietose con l’Italia al punto tale da minare la nostra credibilità sui mercati azionari di tutto il mondo.

BTP, la manovra delle banche

Come sta reagendo l’Italia a questa ondata di pessimismo estero nei confronti dei nostri titoli e delle nostre obbligazioni? Sono scese in campo le banche italiane per acquistare circa 40 miliardi di miliardi di Btp nel secondo trimestre 2018. Uno sforzo che vale un record: un intervento del genere non si registrava dal buio 2012. Pensiamo, in ogni caso, che gli investitori stranieri hanno nel loro portafoglio un terzo del debito italiano, ovvero più di 700 miliardi e che le obbligazioni corrispondono a quegli italiani, tra cui tante famiglie, che decidono di investire su fondi e titoli.

Cosa ci aspetta sul mercato internazionale

Un altro spettro nero è lo spread. C’è però una buona notizia: il contesto finanziario internazionale ed europeo non è più quello del 2011/2012, anche in previsione del 2019 l’Italia continuerà a crescere, anche se un po’ al rallentatore, rispetto all’UE. Parallelamente, nel corso del 2018 e per tutto il 2019 la Banca Centrale Europea continuerà ad acquistare titoli di Stato italiani e non, anche se non più col vigore antico. Concludendo: non c’è di che stare allegri, ma nulla è perduto, almeno non ancora.

post image

Il Fair Value nei bilanci che utilizzano gli IAS/IFRS

Il Fair Value nei bilanci che utilizzano gli IAS/IFRS

Negli IAS/IFRS (i principi contabili internazionali), il fair value viene definito così: ‘’il corrispettivo al quale un’attività potrebbe essere scambiata in una transazione priva di ostacoli tra parti disponibili, consapevoli e di comune accordo’’.
Ecco alcuni esempi di principi contabili che ne prevedono l’utilizzo come parametro di valutazione:
-IAS 18 con la voce ‘’Ricavi’’;
– IAS 19 ‘’Benefici per i dipendenti’’;
-IAS 40 ‘’Investimenti immobiliari’’;
– IAS 41 ‘’Agricoltura’’;
– IFRS 2 ‘’ Pagamenti basati su azioni’’.
Tuttavia in linea generale ogni ambito viene in genere distinto sulla base dei due modelli più diffusi, il primo basato sul costo storico ed il secondo sui valori correnti tipici proprio del fair value.

Cosa prevedono i due modelli

Il primo modello, comunemente conosciuto come ‘’cost model’’ prevede e consiste nella valutazione di attività e passività di bilancio al costo storico. Il secondo modello, invece, prevede che le attività e passività siano esposte in bilancio al fair value relativo alla data a cui il bilancio si riferisce.
Nell’ambito del cost model, il fair value ha comunque la sua importanza, infatti rileva nelle seguenti circostanze:
-alla data di effettuazione dell’operazione;
-alla data di bilancio con conseguenti valutazioni;
-alla data di transizione.
Tuttavia risulta necessario far rifermento al fatto che, diversamente dai modelli basati sul costo, le valutazioni al fair value consentono l’iscrizione di plusvalenze ancora non realizzate conferendo al reddito un’incertezza. Per risolvere tale problema a livello internazionale, si è posto il problema di evitare che l’applicazione del fair value desse vita ala distribuzione o all’utilizzo di valori in realtà non disponibili.

L’applicazione in momenti di crisi

L’applicazione del fair value in questo periodo di crisi finanziaria ha fatto sì che emergesse l’amplificazione dei risultati negativi derivanti proprio dall’assenza di questi plusvalori e plusvalenze. La loro indisponibilità coincide con il divieto di distribuirle fino al momento della loro realizzazione e con l’impossibilità di utilizzarle per l’aumento del capitale sociale o per azioni ad esso equivalenti.
Le regole attualmente in vigore tendono a tratte quanti più vantaggi durante i periodi positivi del ciclo economico e a reprimere gli svantaggi determinati dai periodi di rallentamento e di crisi dell’economia.
Un tale approccio è oggi necessario affinché sia possibile mantenere quell’equilibrio a volte precario che caratterizza la nostra economia, quindi nonostante il fair value sia un ottimo alleato a livello finanziario è importante che sia utilizzato correttamente e tenuto d’occhio durante i periodi di crisi.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi